idea Luca Marchiori
regia Nicola Castelli, Mariarosa Criniti
in scena Luca Marchiori, Mattia Airoldi, Piazza Luca
suoni//rumori Mattia Airoldi, Piazza Luca, The Please
creazione Luca Marchiori, Mariarosa Criniti, Nicola Castelli
scenografia: Luca Marchiori, Mariarosa Criniti
luci Andrea Morarelli
produzione ILINX teatro, Residenza Teatrale ILINXARIUM

Progetto semifinalista al Premio Scenario 2011
Un paesino dell’Italia centromeridionale sta per diventare una discarica di rifiuti in cambio dei ripetitori per la TV. Mentre gli abitanti protestano in piazza, Scatorchio appoggia il sindaco nel suo terribile progetto solo per dare battaglia a Cicerchio, suo rivale in amore. Scatorchio è “nu bestio d’ommeno”, sincero come il suo istinto, che in un dialetto originale, sonoro, suggestivo, aspro e dolce insieme, parla del mondo e di se stesso a Gesù, alla Maronna, a Iddio Patro, a noi e agli animali con amore e schifo. Scatorchio è animalesco, impulsivo, rozzo, assolutamente blasfemo nel modo di rivolgersi a Dio ma sicuramente animato da una grande fede. Durante il suo racconto Scatorchio crea situazioni decisamente comiche e una serie di personaggi, che divertono e commuovono allo stesso tempo. Questo è “Groppi d’amore nella scuraglia” di Tiziano Scarpa, scritto in un dialetto inventato, bastardo, è un groppo d’idiomi e invenzioni che ingroppa la bellezza di tutte le creature, lo spaventoso scenario di colline d’immondizia e l’amore come rivalsa e affermazione.
Scatorchio Blues è un recital costituito dalla recitazione di brani tratti dal testo letterario “Groppi d’Amore nella Scuraglia” di Tiziano Scarpa (ed. Einaudi), senza alcun tipo di modifica.
È una riflessione sull’amore e sulla società dell’usa e getta, sulla fragilità delle relazioni nella società attuale, attraverso una ricerca iconografica e performativa che nasce dal processo d’improvvisazione e lavoro sui personaggi e sulle scene.
Il protagonista è Scatorchio, un uomo che vive nel cassonetto, reietto della società, che attraverso i rifiuti, gli oggetti buttati e scartati dalla società, ricorda e racconta la sua storia d’amore finita tra le macerie, il suo paese che diventa discarica e il suo rapporto colloquiale, profondo, intimo con Gesù, “nirchia sicca che s’è pigliata spavento de lo munno e non è stato capace di fa la revoluzione e gubernare in giustizia e clemenzia”.
L’intero spettacolo si svolgerà all’interno di un cassonetto, rappresentazione del paese che è diventato discarica, astrazione di un luogo che potrebbe essere dovunque in questo mondo o addirittura il mondo stesso; un luogo dove l’immondizia non è più solo scarto, rifiuto e avanzo, ma è business, fatto quotidiano, attacco all’ecologia del pianeta.
Il lavoro sulla lingua e sul poema è affrontato cercando di rispettare la scrittura di Scarpa e nello stesso tempo ricercando nelle parole, nel loro significato, nella sostanza che le sostiene il modo di usarle e pronunciarle. Il testo originale è mantenuto nelle sue parole, ridotto tagliandone delle parti, spostandole, rimontandolo attraverso uno schema che seguirà i tre filoni da noi individuati (l’amore, Gesù, il paese e la discarica) e sostituendo alcune parti del poema con la creazione d’immagini e scene rappresentative. Leggere brani del poema, fatto di frammenti, dando vita a una storia d’amore, di quotidiana sopravvivenza e di fede “discaricate”.
In scena, come due surci pantecani, abitanti della discarica, compagni discreti e immaginari di Scatorchio, due musicisti che eseguono brani originali e suoni composti per il progetto attraverso l’uso di materiale riciclato trovato nelle ricerche fatte nelle discariche per la preparazione di questo lavoro. Brani che sono tappeto sonoro e parte integrante del lavoro di messa in scena e creazione dello spettacolo. L’intento di questo progetto è di creare un lavoro che possa essere rappresentato in teatro, nelle piazze, in luoghi non espressamente teatrali, nelle discariche, nelle isole ecologiche.