Le letture teatrali e i racconti si avvalgono di tecniche miste che vanno dalla prova d’attore, al canto, all’animazione alla lettura e alla narrazione; possono essere approntati in diverse situazioni all’aperto come al chiuso, in biblioteca come nelle piazze o nelle scuole; i costi variano in funzione del numero delle repliche e della situazione in cui si svolgono. Per ulteriori iinformazioni contattare i riferimenti sotto citati.

OMERO. Iliade e Odissea
‘’La poesia viva, quella che dà vita a tutto ciò che tocca, è di tutti i tempi e di tutti i paesi, e per questa qualità divina il poeta più moderno di tutti i tempi è Omero ‘’.
Le opere di Omero, che sia esistito o meno, sono le prime opere di un autore greco ad essere date alle stampe, evento che viene comunemente datato nel lontano 1488. Per secoli nel mondo greco i testi di Omero erano considerati come fonte di ogni insegnamento e anche nei secoli successivi i poemi omerici oltre che prodigiose creazioni poetiche, sono altresì straordinarie fonti per la comprensione delle consuetudini politiche, delle tecniche metallurgiche, edilizie, dei consumi alimentari delle popolazioni mediterranee in età protostorica.
Ma perché parlare ancora di Omero?
La risposta è semplice: perché ci appartiene. Le fondamenta della nostra civiltà, il nostro modo di percepire e osservare la realtà, persino il nostro immaginario collettivo, hanno un debito enorme verso questo complesso prodotto artistico-letterario lasciatoci dal mondo greco antico. Un percorso di letture condurrà gli ascoltatori dalla fondazione di Roma, alla guerra di Troia, dall’Olimpo abitato dagli dèi alla società aristocratica rappresentata dagli eroi e dalle eroine, dall’ira di Achille al lungo e pericoloso viaggio di Odisseo verso Itaca, la mèta verso cui tutti noi siamo in cammino e che è nostro desiderio raggiungere e scoprire.

DANTE. La Divina Commedia
La Divina Commedia è un’eccezionale testimonianza culturale, spirituale, ideale, esistenziale, morale e storica della civiltà cui tutti noi apparteniamo. Non perché viviamo in un mondo strutturato intorno a valori cristiani, che Dante ha sistemato in un’allegoria poetica di grande impatto e fascino, ma perché culturalmente e storicamente, Dante ci parla con estrema precisione dell’ingegno e dei successi, dei mali e dei fallimenti tipicamente italiani, facendoci conoscere fatti, persone, avvenimenti del nostro passato storico. Dal punto di vista esistenziale il sommo poeta riesce a creare un formidabile affresco della vita umana. Parla quindi della vita di ognuno, delle crisi, del percorso che ogni anima deve compiere per crescere, migliorare, essere felice.
Inoltre la Divina Commedia è scritta in volgare fiorentino che è la base della lingua italiana. Senza Dante non saremmo mai arrivati all’attuale grammatica italiana. Dante ha saputo sistemare, smussare, inventare, riqualificare vecchi e nuovi termini, costrutti, periodi e giochi di sintassi per arrivare alla lingua aspra dell’Inferno, piana del Purgatorio e aulica del Paradiso.
Tutto il mondo rispetta e invidia la Divina Commedia. Viene considerata unanimemente come la più alta opera letteraria del Medioevo e gareggia in splendore con l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide… Leggere e comprendere la Commedia significa partecipare alla più bella opera mai scritta e nutrirsi di umanità e conoscenza.

PIRANDELLO. Uno, Nessuno e Centomila
‘’Uno nessuno e centomila’’ è una delle opere più famose di Luigi Pirandello, iniziata già nel 1909 , esce solo nel 1926 prima sottoforma di rivista poi di volume. Quest’ opera, l’ultima di Pirandello, riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore nel modo più completo. L’autore stesso in una lettera autobiografica definisce questo romanzo come ‘’l’opera più amara di tutte, profondamente umoristica, di scomposizione della vita’’. Il protagonista infatti può essere considerato come uno
dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano e sicuramente il più pieni di autoconsapevolezza di questo mondo. Dal punto di vista formale e stilistico si può vedere la forte inclinazione al monologo del protagonista, che molto spesso si rivolge al lettore direttamente ponendogli interrogativi e problemi, in modo da coinvolgerlo nella vicenda che è senza dubbio di portata universale.

La Giornata della Memoria
Si celebra in Italia e nel mondo , Il “Giorno della Memoria”, in ricordo della Shoah. Shoah in lingua ebraica,  שואה, significa “desolazione, catastrofe, disastro, distruzione. Si vogliono così ricordare: lo sterminio degli ebrei, di omosessuali, zingari, testimoni di Geova, Pentecostali e altre confessioni cristiane nei campi di sterminio, le leggi razziali, tutti coloro che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.
Questa celebrazione non è una operazione retorica, ma serve come monito per le nuove generazioni che non hanno conosciuto questi orrori, affinché siano sempre vigili, al fine di scongiurare il rischio che questi fenomeni si possano ripetere.
Attraverso musiche, canti, storie e aneddoti ripercorriamo questo orrore affinchè tutto sia fatto per non dimenticare.

“Affaticato mentre cerco albergo mi scopro sotto fiori di glicine”
Giornata Mondiale della Lentezza
Siamo talmente abituati a correre e a fissare appuntamenti l’uno dietro l’altro, incastrando un incontro con gli amici tra una riunione e un salto a far la spesa, che abbiamo completamente perso la dimensione umana del nostro tempo. Era necessario arrivare ad istituire una giornata mondiale per ricordarci che ogni tanto farebbe bene anche fermarsi. Fermarsi, rallentare il ritmo frenetico e ossessivo, godersi il qui ed ora, sentire le sensazioni del proprio corpo, osservare il mondo intorno a noi: questi sono i fondamenti su cui si basa la filosofia del vivere con lentezza.
Attraverso l’alternanza di letture omaggio alla frenesia, e haiku, per eccellenza forme del qui e ora, e di musiche frastornanti con colonne sonore del vivere con lentezza, torniamo a scoprire la dimensione più affine all’essere umano, quella in cui ‘’ci si riscopre sotto fiori di glicine mentre affaticati si cercano alberghi’’.

“L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono
Ecologia e ambiente
‘’L’uomo che piantava gli alberi è la storia di un incontro fra due uomini. Un giovane “assetato” incontra un pastore che sa ascoltare il mondo che lo circonda. Al contrario di molte delle storie contemporanee, dove prevale la parte distruttiva della critica alla nostra società decadente, questa straordinaria metafora ci propone una possibilità universale, al di la del contesto, di serenità e armonia del circostante. Possibilità che si basa su uno sguardo che sa guardare e su un ascolto vero di ciò che ci circonda, che parte da quello che ogni persona ha dentro, e non dalle condizioni esterne. Per questo la riteniamo un’ opera necessaria per il nostro tempo, per questo vogliamo raccontarla e che sia raccontata il più possibile.’’ Gabriele Finzi.
La storia ha inizio nel 1912, quando il giovane narratore intraprende un’escursione in solitaria in Provenza, arrivando fin vicino alle Alpi. Il narratore finisce le scorte d’acqua in una vallata deserta e senza alberi, dove cresceva ovunque solo lavanda selvatica, senza alcun segno di civilizzazione, eccetto un villaggio ormai abbandonato, con strutture diroccate e senza l’ombra di popolazione. Il ragazzo incontra un pastore di circa cinquant’anni, assieme al suo gregge di pecore, che gli permette di bere dalla sua borraccia. Questo individuo è un tipo piuttosto silenzioso; Curioso riguardo al pastore e alla vita da eremita che conduceva, decide di passare la notte presso di lui. Il pastore, divenuto vedovo, aveva deciso di migliorare il luogo desolato in cui viveva facendovi crescere una foresta, un albero per volta. Il pastore, che si chiamava Elzéard Bouffier, aveva piantato oltre 100mila querce; di queste, si aspettava che ne restassero in vita solo 10.000, o per animali o per progetti della Provvidenza. Il narratore torna a casa il terzo giorno, e più tardi si arruola come soldato nella prima guerra mondiale. Finita la guerra, traumatizzato e depresso, l’uomo torna dal pastore, e sorprendendosi alla vista di migliaia di alberelli in tutta la vallata e nuovi torrenti dove non scorreva più acqua da anni, rivide l’anziano in piena forma. Da quel momento, il ragazzo tornerà a trovare Elezéard Bouffier ogni anno. Per quarant’anni, Bouffier ha continuato a piantare alberi, prima querce, successivamente faggi e betulle, e alla trasformazione della valle desertica in una giovane e rigogliosa foresta seguì la trasformazione della vita degli abitanti di quei luoghi.